{"id":15,"date":"2005-10-28T14:34:53","date_gmt":"2005-10-28T12:34:53","guid":{"rendered":"http:\/\/users.unimi.it\/rsu\/?p=15"},"modified":"2006-05-10T14:36:48","modified_gmt":"2006-05-10T12:36:48","slug":"documento-finale-assemblea-cittadina-degli-studenti-della-statale-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rsu.unimi.it\/?p=15","title":{"rendered":"Documento finale assemblea cittadina degli studenti della Statale di Milano"},"content":{"rendered":"<p>Nella giornata di venerd\u00ec 28 ottobre si \u00e8 costituito il gruppo di discussione sul DDL Moratti, in seno all\u2019occupazione dell\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano. Riunitosi sabato 29 ottobre, visto che la sola analisi del DDL Moratti sarebbe risultata insufficiente nella critica del processo di riforma dell\u2019istruzione e dell\u2019universit\u00e0, il gruppo ha deciso di procedere all\u2019analisi dei contenuti dell\u2019autonomia finanziaria, della riforma Berlinguer-Zecchino e della riforma Moratti.<\/p>\n<p>Questo documento vuole essere una piattaforma critica e rivendicativa discussa e fatta propria dall\u2019Assemblea degli Studenti della Statale Occupata, e una proposta politica al movimento studentesco e universitario che sta prendendo corpo in queste settimane.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>FINANZIAMENTI<\/p>\n<p>L\u2019ultima finanziaria taglia 300 milioni di euro ai fondi di spesa nei contratti nelle universit\u00e0 ed \u00e8 solo un capitolo di una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito l\u2019istruzione pubblica e l\u2019intero stato sociale negli ultimi 15 anni.<\/p>\n<p>Queste politiche vogliono spingere gli atenei alla ricerca di finanziamenti privati, subordinando dunque a questi le scelte concernenti la ricerca e, grave novit\u00e0 introdotta dalla legge Moratti, la didattica.<\/p>\n<p>Da sempre una parte consistente del finanziamento alle universit\u00e0 proviene da privati. Con le ultime riforme, tuttavia, questo tipo di apporto economico tende a svolgere un ruolo sempre pi\u00f9 preponderante, addirittura invasivo.<\/p>\n<p>Lasciare troppo campo ai privati comporta automaticamente una netta disparit\u00e0 nella scelta sulla distribuzione dei fondi, a favore di una ricerca ad alta ed immediata redditivit\u00e0 economica e a discapito di quella pi\u00f9 strettamente legata ad ambiti teorici o di base.<\/p>\n<p>La riforma dello stato giuridico dei docenti e dei ricercatori introduce una preoccupante figura detta \u2018professore straordinario\u2019, sotto il pieno controllo di enti esterni all\u2019universit\u00e0, che svolge anche incarichi didattici senza la necessit\u00e0 di una qualsivoglia qualifica. Questo significa in sostanza che le grosse realt\u00e0 economiche avranno la porta aperta per condizionare esplicitamente la formazione culturale e professionale a seconda dei propri interessi.<\/p>\n<p>Questo progressivo, istituzionalizzato processo di privatizzazione sta trasformando l\u2019universit\u00e0 in una vera e propria azienda, sottoposta, come tale, alle leggi di mercato. Si lega cos\u00ec a doppio filo il finanziamento degli atenei all\u2019andamento del ciclo economico: in un momento di crisi i primi tagli effettuati dalle aziende andranno a toccare proprio ricerca e personale.<\/p>\n<p>Indicativo del fenomeno \u00e8 il calo di circa 5 miliardi di euro nel finanziamento privato alle universit\u00e0.<\/p>\n<p>Queste circostanze sfavoriscono gli studenti provenienti dalle famiglie a pi\u00f9 basso reddito e gli studenti-lavoratori che si trovano spesso, a causa di questi indiscriminati aumenti, nell\u2019impossibilit\u00e0 di accedere all\u2019istruzione superiore. Basti pensare all\u2019iniquit\u00e0 della prima rata, una quota fissa per tutti, non proporzionale al reddito e quindi causa di discriminazione.<\/p>\n<p>Il peso della crisi viene scaricato non solo sulle spalle dello studente, ma anche su quelle dei lavoratori. Le universit\u00e0 infatti, nel tentativo di ridurre i costi (a discapito della qualit\u00e0) fanno ricorso all\u2019esternalizzazione dei servizi, ricorrendo a societ\u00e0 che sistematicamente impiegano lavoratori precari, sottopagati e sfruttati. Basti citare il fatto che durante questa stessa occupazione dell\u2019universit\u00e0 le rsu hanno denunciato presso il Senato Accademico l\u2019impiego di personale di portineria per la sorveglianza notturna al di fuori dell\u2019orario e delle mansioni contrattuali, senza alcun tipo di trattativa sindacale.<\/p>\n<p>La logica aziendale<\/p>\n<p>La trasformazione degli atenei in aziende ha comportato l\u2019introduzione di una logica concorrenziale per la quale gli studenti diventano meri clienti di un\u2019universit\u00e0 semplice erogatrice di un servizio anzich\u00e9 luogo di formazione culturale.<\/p>\n<p>Si scatena una gara per la conquista del maggior numero di matricole, considerate essenzialmente una fonte di profitto: si moltiplicano corsi dai nomi ammiccanti e dal basso profilo culturale e formativo, si riempiono le citt\u00e0 di manifesti pubblicitari, i media di spot, sacrificando ingenti risorse  ed una intera generazione di studenti sull\u2019altare del mercato.<\/p>\n<p>Considerato che il sistema universitario italiano spende circa 50 milioni di euro (10 anni fa erano solo 2 milioni) per la pubblicit\u00e0 e che un calcolo approssimativo stima in 6000 euro annui la spesa totale di uno studente in sede, abbiamo che con le sole risorse sprecate in promozione si potrebbe garantire lo studio a oltre 8000 studenti.<\/p>\n<p>Diritto allo studio<\/p>\n<p>In Italia non \u00e8 mai stato garantito un reale diritto allo studio. Il progressivo smantellamento dell\u2019istruzione pubblica e l\u2019introduzione degli atenei nelle dinamiche di mercato aggravano ulteriormente un quadro gi\u00e0 compromesso. I dati parlano chiaro: per fare fronte ai mancati finanziamenti, pubblici e privati, le tasse universitarie sono cresciute del 7% annuo. La situazione degli studenti fuorisede \u00e8 quanto mai allarmante. Soltanto il 10% circa degli studenti fuori regione riesce ad ottenere un alloggio garantito dalle strutture universitarie. La situazione non migliora per quanto riguarda le borse di studio: il 40% degli aventi diritto, la cui domanda \u00e8 gi\u00e0 stata accettata, non la riceve, mentre tra i maggiori fruitori vi sono evasori fiscali: \u00e8 pratica comune, infatti, che uno studente si faccia intestare come prima casa una di quelle possedute dalla famiglia, costituendo cos\u00ec nucleo familiare autonomo e risultando nullatenente.<\/p>\n<p>Si calcola che la spesa complessiva per mantenere uno studente dal 1993 al 2003 \u00e8 aumentata del 17% sul valore reale. Questi aumenti sono particolarmente discriminanti per chi proviene da famiglie a basso o medio reddito e per gli studenti-lavoratori, categorie che spesso coincidono.<\/p>\n<p>Alla luce di tutto questo non riusciamo a definire l\u2019istruzione un diritto garantito per tutti. Si aggiunga che tutti i servizi collaterali alla didattica, servizi indispensabili e almeno idealmente accessibili a tutti come la mensa, i trasporti, l\u2019istituto di credito libri sono stati in una certa misura privatizzati con il conseguente aumento della loro incidenza sulle tasche degli studenti, senza che oltretutto vi corrispondesse un miglioramento di qualit\u00e0. <\/p>\n<p>RICERCA<\/p>\n<p>La ricerca italiana versa da anni in condizioni umilianti.<\/p>\n<p>La cronica assenza di fondi (intorno all\u20191% del pil,  circa la met\u00e0 della media dell\u2019unione europea) mortifica tutto l\u2019organico formato dalle pi\u00f9 disparate figure, precarie e non, quali ricercatori, assegnisti, dottorandi, borsisti, che pure hanno una preparazione qualitativamente elevata e notoriamente riconosciuta all\u2019estero.<\/p>\n<p>In questo contesto si inserisce la legge Moratti che, uniformando nella precariet\u00e0 la carriera degli attuali ricercatori, apporta un serio colpo ad un sistema gi\u00e0 in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>In linea di massima infatti il percorso che emerge da un\u2019analisi della legge \u00e8 sostanzialmente un percorso precario e sottopagato che dura (nella migliore delle ipotesi) ben oltre i 40 anni di et\u00e0, in una situazione in cui le possibilit\u00e0 di affrontare il mercato del lavoro con un titolo difficilmente spendibile quale quello del ricercatore sono ben limitate.<\/p>\n<p>In queste condizioni soltanto chi potr\u00e0 permetterselo affronter\u00e0 questa carriera che ha come traguardo la stabilit\u00e0 della docenza, mentre le menti pi\u00f9 brillanti preferiranno quasi sicuramente la fuga all\u2019estero.<\/p>\n<p>Questa oltre che una legge classista \u00e8 una legge miope.<\/p>\n<p>DIDATTICA<\/p>\n<p>Stiamo ora prendendo coscienza delle conseguenze della riforma Berlinguer-Zecchino, varata dal governo di centrosinistra.<\/p>\n<p>Abbiamo per questo ritenuto necessario condurre una valutazione su di essa. Va peraltro sottolineato che i decreti attuativi di questa riforma, emanati dal ministero Moratti negli ultimi cinque anni con continue modifiche, hanno mantenuto gli atenei italiani nel pi\u00f9 totale caos didattico e amministrativo.<\/p>\n<p>L\u2019istituzione del cosiddetto \u201ctre pi\u00f9 due\u201d, scritto, a detta di coloro che l\u2019hanno proposto, per creare pi\u00f9 laureati (e soprattutto pi\u00f9 laureati nei tempi previsti, con la riduzione degli studenti fuori corso) e per diminuire la durata dei corsi universitari, non ha in realt\u00e0 raggiunto questi obiettivi.<\/p>\n<p>O meglio, li ha raggiunti a discapito del valore del titolo.<\/p>\n<p>La riduzione della durata dei corsi di laurea si \u00e8 ottenuta spesso grazie alla compressione dei programmi (prima distribuiti in un percorso quadriennale o quinquennale) e la conseguente diminuzione del tempo disponibile per preparare un esame. Questo ha determinato un ovvio svuotamento di contenuti, troppo spesso affrontati superficialmente e senza la richiesta di una partecipazione critica da parte dello studente, inficiando cos\u00ec la possibilit\u00e0 di un vero approfondimento.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, l\u2019affermazione del sistema dei crediti porta ad una frammentazione della didattica e all\u2019aumento delle propedeuticit\u00e0, e pretende di assegnare un valore arbitrario a corsi ed esami indipendentemente dai contenuti. Si trasforma cos\u00ec una parte degli esami da sostenere in un mero calcolo quantitativo, mentre dovrebbe esserci una costruzione qualitativa del piano di studi.<\/p>\n<p>All\u2019aumento del numero degli iscritti non \u00e8 purtroppo corrisposto un adeguamento delle strutture universitarie: per ovviare all\u2019annoso problema del sovraffollamento delle aule sono state create nella migliore delle ipotesi sedi distaccate, spesso fatiscenti e in posizioni difficilmente raggiungibili.<\/p>\n<p>Questa riforma ha inoltre diminuito la possibilit\u00e0 per gli studenti di vivere un\u2019esperienza formativa all\u2019estero, dal momento che un corso di durata triennale (o peggio biennale) non permette a chi vuole partecipare a questi programmi di laurearsi nei tempi previsti. Lo strumento Socrates-Erasmus va pertanto anch\u2019esso ripensato.<\/p>\n<p>Allo stesso modo la mobilit\u00e0 interna nazionale \u00e8 compromessa dal momento che non vi \u00e8 alcuna garanzia in merito al riconoscimento dei crediti acquisiti durante il proprio corso di studi da parte degli altri atenei. Addirittura, anche solo iscrivendosi ad un curriculum diverso dal proprio, pur restando all\u2019interno dello stesso corso di laurea e nella stessa Universit\u00e0, parte dei crediti non viene riconosciuta.<\/p>\n<p>Inoltre, sempre contro le dichiarate intenzioni del legislatore, non c\u2019\u00e8 stato di fatto un maggior collegamento col mondo del lavoro, eccezion fatta per l\u2019attivit\u00e0 non retribuita e spesso abusata di stage e tirocini.<\/p>\n<p>\u00c8 infatti diffusa, da parte delle aziende, l\u2019abitudine di usare gli studenti per mansioni dequalificanti, senza una reale retribuzione e senza concedere loro i normali diritti lavorativi. Questo fenomeno, dunque, oltre ad essere un\u2019occasione mancata per gli studenti, determina un\u2019ulteriore spinta a non tutelare il lavoro degli stagisti e va a costituire fra l\u2019altro una forza lavoro usata per diminuire il potere contrattuale dei normali lavoratori.<\/p>\n<p>\u00c8 anche importante sapere che \u00e8 aumentato l\u2019utilizzo di forme di sbarramento, come, ad esempio, l\u2019accesso programmato, reso sistematico dall\u2019introduzione di requisiti minimi che lo studente necessita per potersi iscrivere a determinati corsi di studio. Questo discutibile meccanismo impone il rispetto di certi parametri tra cui la limitazione del rapporto numerico fra studenti e docenti (di per s\u00e9 sicuramente positivo, ma negativo quando comporta solo un\u2019esclusione di studenti) che porta di fatto all\u2019istituzionalizzazione del numero chiuso. Inoltre, poich\u00e9 i limiti sono ancora pi\u00f9 restrittivi per le lauree magistrali, si crea un \u201deffetto imbuto\u201d, cio\u00e8 la sperequazione tra laureati triennalisti e posti disponibili al biennio specialistico.<\/p>\n<p>La laurea triennale \u00e8 infine generalmente poco riconosciuta in ambito lavorativo. Ad eccezione di alcuni casi, il titolo triennale ha valore praticamente nullo, addirittura negativo: non incoraggia l\u2019assunzione poich\u00e9 la preparazione che certifica \u00e8 scadente; anzi, la disincentiva perch\u00e9 suppone che un laureato richieda un trattamento economico adeguato al suo titolo. Paradossalmente \u00e8 preferito il diploma all\u2019attuale laurea triennale.<\/p>\n<p>Dopo aver gi\u00e0 visto la svilente proposta del percorso  \u201c ad Y\u201d per le scuole medie, che distingue tra studio professionale e liceale, con una retrocessione storica di cinquant\u2019anni,  si \u00e8 testimoni ora della volont\u00e0 di applicazione di questo modus operandi anche all\u2019universit\u00e0.<\/p>\n<p>Il corso di laurea magistrale si vedr\u00e0 articolato in un primo anno comune seguita da un\u2019articolazione in due differenti curricula biennali, uno professionalizzante e l\u2019altro tradizionale. I due indirizzi avranno due possibilit\u00e0 diverse, perch\u00e9 chi sceglier\u00e0 il curriculum professionalizzante non avr\u00e0 pi\u00f9 possibilit\u00e0 di accedere al biennio specialistico.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 primariamente un\u2019ulteriore riprova dello svilimento culturale a cui questa riforma costringe la didattica, poich\u00e9 il percorso professionalizzante va ad allargare le fila dei laureati con una preparazione settaria e di corto respiro.<\/p>\n<p>Il biennio specialistico incorre nei medesimi problemi: poggia sulle basi instabili della preparazione triennale, e quando non si limita a ripetere la medesima offerta didattica induce una frammentazione e un\u2019iperspecializzazione della formazione che non soddisfano la flessibilit\u00e0 richiesta dal sistema lavorativo odierno. Si ottengono cos\u00ec lavoratori flessibili solo nei diritti e non nella formazione.<\/p>\n<p>L\u2019unico ingresso sicuro nel mondo del lavoro \u00e8 rappresentato dai master, ma questi sono inaccessibili ai pi\u00f9, a causa del numero chiuso e dei costi proibitivi.<\/p>\n<p>Si delinea cos\u00ec una vergognosa dinamica classista, determinata da tutto l\u2019apparato delle riforme, che, nel non dare le stesse possibilit\u00e0 di studio a tutti, distinguendo fra scuole di eccellenza riservate non ai pi\u00f9 meritevoli, ma ai pi\u00f9 abbienti, e scuole di massa dove si d\u00e0 un\u2019istruzione di sempre pi\u00f9 bassa qualit\u00e0, vuole perpetuare una societ\u00e0 classista. Infatti, solo coloro i quali avranno frequentato, potendoselo permettere economicamente, i corsi pi\u00f9 qualificanti, avranno accesso alle pi\u00f9 alte cariche della societ\u00e0, mantenendo cos\u00ec, di generazione in generazione, la medesima distinzione di classe.<\/p>\n<p>UNIVERSITA\u2019 E LAVORO<\/p>\n<p>Il riordino dei cicli  delle scuole medie superiori si inserisce in un tentativo generalizzato di svalutazione del ruolo dell\u2019istruzione. L\u2019introduzione del doppio binario che separa istruzione liceale e formazione professionale porta gli studenti a dover scegliere il proprio futuro gi\u00e0 a 14 anni.<\/p>\n<p>Coloro che, provenendo da famiglie meno abbienti, vivono nell\u2019insicurezza di potersi permettere l\u2019universit\u00e0, saranno spinti ad optare per un istruzione professionalizzante, escludendosi da una formazione universitaria e conseguentemente dalla possibilit\u00e0 di un lavoro non flessibile e precario.<\/p>\n<p>Anche gli studenti superiori che possono permettersi un liceo e quindi la prospettiva di studi universitari non avranno possibilit\u00e0 lavorative inerenti al loro cursus formativo.<\/p>\n<p>Gli studenti che riescono ad accedere all\u2019universit\u00e0 sono costretti nel 72% dei casi a lavorare per mantenersi agli studi: questi studenti lavoratori non solo vengono penalizzati poich\u00e9 non possono dedicarsi allo studio a tempo pieno, ma subiscono anche una serie di limitazioni legate all\u2019obbligo di frequenza e ad un aumento ingiustificato e arbitrario del carico di studio.<\/p>\n<p>L\u2019obbligo di frequenza \u00e8 causato da una motivazione finanziaria. Infatti le universit\u00e0 ricevono fondi anche in base ai laureati in corso, quindi gli studenti lavoratori, che impiegano pi\u00f9 tempo a laurearsi, rappresentano un peso economico per l\u2019ateneo. La funzione dell\u2019obbligo di frequenza \u00e8 proprio quello di portare gli studenti lavoratori ad abbandonare gli studi. Inoltre l\u2019obbligo di frequenza viene utilizzato per coprire un decremento dell\u2019interesse degli studenti a corsi di scarsa qualit\u00e0. Ci\u00f2 contribuisce al sovraffollamento delle aule, causato anche dalla mancanza di strutture.<\/p>\n<p>Le discriminazioni per gli studenti lavoratori sono determinate anche  dall\u2019intensificazione dei ritmi di studio per mezzo di compitini, moduli e corsi propedeutici.<\/p>\n<p>Contrari all\u2019obbligo chiediamo ed esigiamo il diritto alla frequenza.<\/p>\n<p>Questa riforma avrebbe dovuto assicurare la presenza dei docenti a lezione, nonch\u00e9 una maggiore reperibilit\u00e0 nei ricevimenti, invece l\u2019unica coercizione \u00e8 per gli studenti.<\/p>\n<p>Ogni studente deve avere la possibilit\u00e0  di frequentare i corsi indipendentemente dalle proprie condizioni economiche e sociali; partendo dall\u2019attivazione di corsi ripetuti anche alla sera e in entrambi i semestri, dall\u2019apertura serale delle biblioteche e di tutte le strutture didattiche necessarie per una normale attivit\u00e0 universitaria.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che nell\u2019istruzione \u00e8 rappresentato dalle leggi Zecchino-Moratti, nel mondo del lavoro \u00e8 rappresentato dal Pacchetto Treu prima e dalla legge 30 poi:  il processo di privatizzazione dell\u2019universit\u00e0 ha fatto leva anche sull\u2019introduzione di queste leggi per precarizzare sempre di pi\u00f9 i lavoratori dell\u2019ateneo. L\u2019universit\u00e0 specula sui servizi dati in appalto ai privati, come ad esempio il servizio mensa e le pulizie; questo da una parte aumenta la ricattabilit\u00e0 e lo sfruttamento dei lavoratori dell\u2019universit\u00e0, dall\u2019altra peggiora il servizio erogato.<\/p>\n<p>Le carenze del sistema didattico acuite dagli ultimi decreti si ripercuotono in modo nefasto anche nel settore dell\u2019insegnamento nelle scuole medie e superiori. La preparazione di coloro che si accingono a intraprendere la carriera di docenti \u00e8 scarsa nonostante la lunghezza dell\u2019iter; le scuole di specializzazione per l\u2019insegnamento aggiungono un percorso a pagamento e a numero chiuso di ulteriori due anni, con difficolt\u00e0 d\u2019accesso a causa dei numeri chiusi e caratterizzati spesso dalla mera ripetizione di esami gi\u00e0 sostenuti e temi gi\u00e0 trattati durante il precedente percorso di laurea e la scelta stessa di dedicarvisi \u00e8 condizionata dal clima di insicurezza che grava sul settore. Anche qui la prospettiva di un impiego precario e mal retribuito \u00e8 altamente disincentivante.<\/p>\n<p>Inoltre si verifica un utilizzo degli studenti universitari per coprire insegnamenti nelle scuole medie e superiori, il quale contribuisce a formare manovalanza intellettuale sottopagata.<\/p>\n<p>La richiesta di sostanziali finanziamenti per la formazione e  la ricerca deve essere inserita in un progetto di investimenti a lungo termine: i tagli all\u2019istruzione non colpiscono soltanto gli studenti delle scuole medie e delle universit\u00e0, ma sono un diretto attacco ai diritti dei lavoratori di questi settori e alla cultura in generale. La mancanza di strutture, l\u2019aumento dei ritmi di studio, la precariet\u00e0 e, in ultima analisi, la selezione di classe che sempre pi\u00f9 caratterizzano questo sistema impongono un fronte comune di rivendicazioni degli studenti medi e universitari assieme ai lavoratori.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario che tutti prendano coscienza delle conseguenze di queste riforme e partecipino attivamente per costruire un\u2019universit\u00e0 di qualit\u00e0, laica, libera e accessibile a tutti.<\/p>\n<p>L\u2019UNIVERSITA\u2019 CHE VOGLIAMO<\/p>\n<p>Un istruzione  accessibile a tutti si basa su una reale garanzia del diritto allo studio e sulla tutela delle strutture scolastiche ed universitarie dall\u2019ingerenza del mercato.<\/p>\n<p>Rivendichiamo un drastico aumento dei finanziamenti pubblici all\u2019istruzione tale da garantire a tutti indipendentemente dal proprio reddito l\u2019accesso a un\u2019universit\u00e0 di qualit\u00e0 e ai suoi servizi.<\/p>\n<p>Nello specifico:<\/p>\n<p>\u00b7        Un piano di edilizia scolastica concordato con gli studenti che garantisca strutture adeguate.<\/p>\n<p>\u00b7        Alloggi disponibili ed accessibili a tutti gli studenti fuori sede che ne facciano richiesta.<\/p>\n<p>\u00b7        Apertura serale dell\u2019universit\u00e0 sia per le attivit\u00e0 didattiche che per i servizi bibliotecari.<\/p>\n<p>\u00b7        Abbassamento sostanziale del prezzo dei libri di testo ed un efficace servizio di comodato d\u2019uso gratuito.<\/p>\n<p>\u00b7        Gratuit\u00e0 per gli studenti del servizio di trasporto pubblico ed accesso facilitato a tutte le attivit\u00e0, i servizi e gli eventi culturali.<\/p>\n<p>\u00b7        Rimozione del precariato in universit\u00e0: tutti i contratti precari devono essere convertiti in contratti a tempo indeterminato.<\/p>\n<p>\u00b7        Aumento sostanziale del finanziamento pubblico alla ricerca che ne salvaguardi la libert\u00e0 dalle imprese e dalle oscillazioni del mercato.<\/p>\n<p>\u00b7        Salvaguardia delle fasce di reddito medio-basse con una forte progressivit\u00e0 delle tasse universitarie, per arrivare alla totale gratuit\u00e0 dell\u2019istruzione pubblica finanziata da una fiscalit\u00e0 generale equa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella giornata di venerd\u00ec 28 ottobre si \u00e8 costituito il gruppo di discussione sul DDL Moratti, in seno all\u2019occupazione dell\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano. 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