{"id":95,"date":"2006-04-03T14:43:57","date_gmt":"2006-04-03T12:43:57","guid":{"rendered":"http:\/\/users.unimi.it\/rsu\/?p=95"},"modified":"2006-05-11T15:16:30","modified_gmt":"2006-05-11T13:16:30","slug":"rottura-della-trattativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rsu.unimi.it\/?p=95","title":{"rendered":"Rottura della Trattativa"},"content":{"rendered":"<p>Un tavolo a cui non aveva pi\u00f9 senso restare<\/p>\n<p>La trattativa per il contratto d\u2019ateneo dovrebbe rappresentare un\u2019occasione per migliorare le condizioni di lavoro sotto molti aspetti: il salario, l\u2019orario, la formazione, la mobilit\u00e0, ecc.<br \/>\nIl punto di partenza, che abbiamo voluto manifestare gi\u00e0 da settembre al Consiglio di Amministrazione e al Rettore, \u00e8 l\u2019attuale situazione di sofferenza in cui versa il personale tecnico amministrativo dell\u2019ateneo.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nI motivi, in estrema sintesi, sono: stipendi per quasi tutti  al limite della soglia di povert\u00e0, sempre maggiori difficolt\u00e0 nella gestione della giornata dovute alla continua riduzione dei servizi sociali sul territorio e al peggioramento dei servizi di trasporto, organizzazione del lavoro spesso inadeguata, a volte mortificante, gestione discrezionale di alcuni diritti (si veda, per esempio, la mobilit\u00e0 interna).<br \/>\nIl contratto d\u2019Ateneo dovrebbe, nei limiti del possibile, dare una risposta alle esigenze dei lavoratori contenute nella piattaforma approvata dalle assemblee.<br \/>\nLo stato di sofferenza, peraltro, \u00e8 ben rappresentato da un fatto sempre pi\u00f9 evidente agli occhi di tutti (ma negato o minimizzato dall\u2019amministrazione): la crescita dei trasferimenti verso altri enti o altre sedi. L\u2019amministrazione, negli ultimi anni, ha sempre cercato di disincentivare i trasferimenti, ma il fenomeno non ha smesso di crescere. Si tratta di uno dei tanti problemi ai quali un buon contratto di ateneo potrebbe fornire una risposta positiva.<\/p>\n<p>Invece abbiamo dovuto constatare che l\u2019ottica con cui l\u2019Amministrazione si \u00e8 seduta al tavolo delle trattative \u00e8 completamente diversa.<br \/>\nLo stato di sofferenza non \u00e8 negato, ma nei fatti rimosso. Sulla parte economica si dice che non ci sono risorse. Inoltre ci si trincera dietro problemi s\u00ec reali (i vincoli previsti dalla finanziaria, i vincoli di legge), ma per negare in partenza la possibilit\u00e0 di fornire quell\u2019adeguamento di potere d\u2019acquisto di cui i lavoratori hanno assolutamente bisogno. Noi crediamo che dei margini per integrare lo stipendio in modo non puramente simbolico ci siano, ma, anche se ci sbagliassimo, ci permettiamo di ricordare che davanti a stringenti vincoli di legge che penalizzavano il personale docente si \u00e8 giunti addirittura alle dimissioni di alcuni rettori (tra i quali il nostro). Gradiremmo poter apprezzare tanta determinazione anche per cercare di superare vincoli reali e presunti che bloccano gli adeguamenti economici per il personale tecnico amministrativo.<br \/>\nSull\u2019orario (ma immaginiamo che la logica sia uguale per tutti gli argomenti) l\u2019impostazione \u00e8 la seguente: deve esserci uno scambio tra una maggiore flessibilit\u00e0 per i lavoratori e un aumento dei servizi al pubblico (che si traduce\u2026in una minore flessibilit\u00e0 per i lavoratori!). Per esempio alla richiesta della pausa minima di mezz\u2019ora l\u2019amministrazione ha risposto (letterale): \u2018\u2019I lavoratori ci guadagnano 15 minuti di riposo compensativo, e l\u2019amministrazione che cosa ci guadagna? Noi vi chiediamo di individuare l\u2019ora in cui volete fare la pausa, in modo da aumentare i servizi forniti\u2019\u2019.<br \/>\nE\u2019 una logica inaccettabile. I servizi si aumentano solo ASSUMENDO NUOVO PERSONALE.  In questi ultimi anni i lavoratori hanno dovuto farsi carico di una riorganizzazione dell\u2019universit\u00e0 che ha visto, tra l\u2019altro, l\u2019esplosione del numero di corsi di laurea, master, ecc. (quella che chiamano \u2018\u2019offerta formativa\u2019\u2019). I servizi (almeno quantitativamente) sono aumentati, e cos\u00ec i carichi di lavoro. Sono inoltre peggiorate in tutti i sensi le condizioni lavorative perch\u00e8 al sovraccarico di lavoro si sono aggiunti una riduzione degli spazi, con personale spesso costretto a lavorare in condizioni estremamente scomode e trasferimenti di strutture o l\u2019apertura di nuove  in luoghi difficili da raggiungere.<br \/>\nIn compenso il potere d\u2019acquisto dei salari \u00e8 diminuito notevolmente: che cosa ci chiedono ancora?<\/p>\n<p>Si potrebbe dire che l\u2019amministrazione fa il suo mestiere: cerca di strappare il pi\u00f9 possibile in sede di trattativa. Lo fa in modo formalmente corretto e sostanzialmente arrogante. Ma purtroppo non \u00e8 nemmeno cos\u00ec. All\u2019inizio ci \u00e8 stata imposta una discussione preliminare su un protocollo sulle relazioni sindacali di cui noi non sentivamo alcuna esigenza. Lo scopo era: ingabbiare la trattativa definendo minuziosamente su che cosa era legittimo trattare e su cosa no (ovviamente secondo l\u2019interpretazione dell\u2019amministrazione). La RSU, essendo interessata a svolgere una trattativa reale, ha cercato di arrivare alla definizione di un testo che garantisse entrambe le parti (cio\u00e8 noi ci impegnavamo a non pretendere una trattativa su argomenti che, da contratto, sono chiaramente prerogative dell\u2019amministrazione, ma senza definire a priori una lista di argomenti). Una volta sottoscritto il protocollo (e perso un mese di tempo), l\u2019amministrazione ha continuato con un atteggiamento, diciamo con un eufemismo, \u2018\u2019non particolarmente positivo\u2019\u2019: riunioni rinviate (a volte senza neppure menzionare il fatto che si trattava di un rinvio dovuto a problemi loro), proposte consegnate il giorno stesso della trattativa, verbali dei precedenti incontri inviati con forte ritardo. Questa \u00e8 forma, ma anche sostanza.<\/p>\n<p>Dal punto di vista sostanziale c\u2019\u00e8 una bella differenza tra il cercare di strappare condizioni pi\u00f9 favorevoli agli interessi che si rappresentano (ci sarebbe da discutere sugli interessi che l\u2019amministrazione dovrebbe rappresentare\u2026) e alternare un rifiuto a trattare (come sul ticket) a proposte peggiorative (come sul salario e sull\u2019orario).<br \/>\nQuesta amministrazione, del resto, sta mostrando di nutrire l\u2019illusione di poter aumentare i servizi (cosa che persegue in modo ossessivo probabilmente per mostrare subito un bel fiore all\u2019occhiello agli \u2018\u2019utenti\u2019\u2019, cio\u00e8 i poveri studenti) a scapito del personale. Questo \u00e8 dimostrato dalla proposta di apertura pomeridiana delle segreterie, che vede la contrariet\u00e0 dei lavoratori interessati e della capo divisione. Il rifiuto non \u00e8 pregiudiziale: sono ormai diversi anni che l\u2019amministrazione insiste sull\u2019argomento e i lavoratori spiegano pazientemente quali sono gli ostacoli che rendono impossibile questa scelta.<br \/>\nRecentemente l\u2019amministrazione \u00e8 tornata alla carica dicendo che non \u00e8 pi\u00f9 possibile ignorare le richieste degli studenti: si deve aprire per forza e la trattativa \u00e8 solo su come farlo. Tuttavia tanta determinazione si \u00e8 finora scontrata con argomenti inoppugnabili legati soprattutto alla funzionalit\u00e0 del servizio, e da un paio di mesi si \u00e8 ritornati alla consueta situazione di stallo.<\/p>\n<p>L\u2019universit\u00e0 \u00e8 cambiata negli ultimi anni. E\u2019 cambiata in peggio per molti versi. Molti si trovano a lavorare in condizioni peggiori, per un salario che vale sempre di meno. Molti colleghi giovani sono precari: entrano con un contratto annuale, poi vengono riconfermati per un biennio e poi, se ci sono le risorse, possono accedere al concorso a tempo indeterminato. Una lunga prova di 3 anni, nei quali la loro ricattabilit\u00e0 \u00e8 massima. Altri sono sottoinquadrati (e fa tanto comodo avere dei laureati sottoinquadrati a cui chiedere anche mansioni superiori).<br \/>\nDobbiamo invertire la tendenza. Abbiamo provato a farlo con una trattativa basata sui punti di una piattaforma discussa e approvata dai lavoratori. Lo faremo oggi, vista la rottura delle trattative, col conflitto. Con un conflitto, se necessario, duro, volto a rimuovere gli ostacoli che l\u2019amministrazione continua a metterci davanti, e che abbiamo provato a spiegare con questo documento.<br \/>\nDobbiamo trasformare le nostre insoddisfazioni, la nostra frustrazione, la nostra rabbia, in forme di lotta che producano dei risultati a vantaggio di tutti noi. Ne va del nostro futuro. E\u2019 in discussione senza dubbio la possibilit\u00e0 di adeguare, almeno parzialmente, il nostro salario, ma anche qualcosa di pi\u00f9: se nei prossimi anni in universit\u00e0 ci sar\u00e0 una massa manovrabile di lavoratori, che possono \u2018\u2019fare carriera\u2019\u2019, o fare una progressione orizzontale, o semplicemente spostarsi all\u2019interno dell\u2019ateneo, solo se piacciono all\u2019amministrazione, o se ci saranno dei lavoratori con dei diritti e con la capacit\u00e0 di farli valere.<br \/>\nQuesta \u00e8 la posta in gioco, e per questo la risposta deve arrivare da tutti noi.<\/p>\n<p>Milano 31 marzo 2006<\/p>\n<p>RSU di Ateneo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un tavolo a cui non aveva pi\u00f9 senso restare La trattativa per il contratto d\u2019ateneo dovrebbe rappresentare un\u2019occasione per migliorare le condizioni di lavoro sotto molti aspetti: il salario, l\u2019orario, la formazione, la mobilit\u00e0, ecc. 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