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Comunicati unitari RSU

Contrattazione NAZIONALE, raggiunto l’accordo per i nuovi comparti ed aree di contrattazione del pubblico impiego (5 aprile 2016)

Aran e Sindacati hanno firmato l’Ipotesi di accordo quadro nazionale che ridefinisce i nuovi comparti e le nuove aree di contrattazione del pubblico impiego.

L’accordo – che è stato firmato dalla gran parte delle confederazioni sindacali presenti al tavolo – conclude la trattativa avviata qualche mese fa, a seguito degli indirizzi impartiti all’Aran dal Governo e dai Comitati di settore delle Regioni e delle Autonomie locali.

E’ un accordo che introduce cambiamenti rilevanti nell’assetto del sistema contrattuale pubblico.

I comparti di contrattazione passano da 11 a 4, in linea con la norma di legge che pone un tetto massimo di quattro al numero dei comparti (art. 40, comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001). Si realizza pertanto un significativo accorpamento degli ambiti sui quali si svolgeranno le trattative per i rinnovi contrattuali nazionali.

I nuovi comparti sono:

– Funzioni centrali, nel quale confluiscono gli attuali comparti Ministeri, Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici, Enti di cui all’art. 70 del d.lgs. n. 165/2001 (in particolare: Enac, Cnel);

– Funzioni Locali, che conserva il perimetro dell’attuale comparto Regioni-autonomie locali;

– Istruzione e Ricerca, nel quale sono compresi gli attuali comparti Scuola, Accademie e Conservatori, Università, Enti pubblici di ricerca, Enti di cui all’art. 70 del d.lgs. n. 165/2001 (in particolare, Agenzia spaziale italiana);

– Sanità, che non muta sostanzialmente la sua fisionomia, ricomprendendo gli enti ed aziende dell’attuale comparto Sanità.

Il comparto Funzioni centrali conterà circa 247.000 occupati; il comparto Funzioni locali, 457.000; il comparto Istruzione e Ricerca, 1.111.000; il comparto Sanità, 531.000 (dati riferiti al 2014, Elaborazione Aran su dati conto annuale RGS).

In stretto collegamento con i quattro comparti, l’Accordo ha anche operato una ridefinizione delle aree dirigenziali, cioè degli ambiti sui quali saranno negoziati gli specifici accordi riguardanti la dirigenza pubblica.

Le nuove aree dirigenziali avranno queste dimensioni: circa 6.800 occupati nell’area delle Funzioni centrali; 15.300 nell’area delle Funzioni locali; 7.700 nell’area Istruzione e Ricerca; 126.800 nell’area della Sanità (dati riferiti al 2014, Elaborazione Aran su dati conto annuale RGS).

L’accordo ha inteso semplificare l’assetto attuale, ma salvaguardando talune differenze che caratterizzano il sistema amministrativo italiano. In tale ottica, è stata mantenuta la distinzione tra PA centrale e PA regionale e locale e si è tenuto conto, in special modo con riferimento alle aree dirigenziali, del nuovo profilo dell’organizzazione amministrativa, disegnato nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione, recentemente varata dal Governo.

Per accompagnare la transizione al nuovo assetto contrattuale, le parti hanno stabilito una breve finestra temporale all’interno della quale i sindacati potranno realizzare processi di aggregazione o fusione. Si tratta di una previsione che intende agevolare il percorso verso il nuovo assetto della rappresentatività sindacale del pubblico impiego.

Questo accordo era stato indicato dal legislatore come preliminare per l’avvio della stagione contrattuale, nel pubblico impiego, per i rinnovi dei contratti nazionali fermi al 2009.

Raggiunto l’accordo sulla riduzione dei comparti, ora il governo non ha più alibi: si rinnovino i contratti pubblici e lo si faccia subito, mettendo le risorse necessarie.

Comunicato nr. 07/2016 – 6 aprile 2016

Contrattazione d’Ateneo, esito incontro tecnico del 31 marzo 2016.

Nell’incontro tecnico del 31 marzo la delegazione di parte pubblica (Direttore Generale e delegato del Rettore) ha finalmente fatto una proposta su Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) e integrazione del Fondo Comune d’Ateneo. Alla presentazione verbale dell’impianto d’accordo seguira’ l’invio a breve, alla RSU, di un’ipotesi piu’ articolata e scritta.

Sostanzialmente l’impianto verte sui seguenti punti:

  1. progressioni (PEO) bandite per categoria ogni anno, per i prossimi tre anni (2016, 2017, 2018), con passaggio degli aventi diritto fino ad esaurimento risorse. La proposta complessiva per i tre anni – prefigurata dell’Amministrazione – prevede risorse differenziate per categoria in ragione della numerosità: la prima proposta avanzata e’ del 17% della categoria B (192 progressioni su 269 aventi diritto); 45% della categoria C (506 su 928); 30% della categoria D (244 su 479) e 8% della categoria EP (42 su 92). Complessivamente la percentuale di copertura corrisponde al 55% degli aventi diritto (cioè 984 progressioni su 1768 aventi diritto);
  2. contestualmente nel corso del 2017, forse gia’ a partire dal 2016, il personale di categoria B dovrebbe rivedere le 100 euro mensili di fondo comune d’ateneo; la categoria C le 115 euro e la categoria D i 130 euro. Il condizionale e’ d’obbligo perche’ tale retribuzione seguirebbe l’oscillazione degli introiti dell’attivita’ per conto terzi;
  3. le quote indicate al punto b) potranno essere realizzate prevalentemente mediante un risparmio ottenuto grazie alle modifiche al Regolamento delle attività per conto terzi di cui si sta occupando una commissione del CDA. Anche gli eventuali risparmi sul fondo straordinario dovrebbero contribuire all’incremento del fondo per le progressioni (PEO).

La RSU attende quindi la proposta scritta da parte dell’Amministrazione per una prima valutazione e per convocare la prossima Assemblea Generale.

L’incontro e’ stato anche l’occasione per tornare su una serie di criticita’ applicative delle linee del Welfare (palestra, rimborso spese universitarie, etc) che nella riunione fissata per il 12 aprile saranno affrontati.

Per quanto riguarda una serie di permessi retribuiti, ferie, straordinari, le strutture amministrative competenti sottoporranno alla RSU le future circolari esplicative, le FAQ e le nuove informazioni da pubblicare su Web d’ateneo.

Intanto possiamo anticipare che, per quanto riguarda i permessi per assistere un congiunto affetto da grave infermità, contrariamente a quel che ci era stato inizialmente comunicato, potranno essere presi anche in caso di patologie non croniche. Il problema della certificazione prevista dalla normativa sarà risolto con un apposito modulo prestampato da far firmare allo specialista o al medico di base. Le circolari riguarderanno anche i permessi per gravi motivi (aumenteranno le fattispecie per le quali si potrà averne diritto) e le visite specialistiche presso privati.

Comunicato nr. 06/2016 – 31 marzo 2016

UNA RONDINE NON FA PRIMAVERA.

L’incontro tecnico del 21/3 – equinozio di primavera – aveva lo scopo di verificare se ci fossero le condizioni per fare un accordo sulle progressioni economiche.

Abbiamo ribadito quali sono per noi i punti fondamentali:

  • dopo anni di blocco dei nostri stipendi, da questa contrattazione decentrata deve scaturire un aumento per tutti, quindi, chi non dovesse rientrare nella progressione economica, dovrà avere un compenso aggiuntivo sul fondo comune d’ateneo;
  • il criterio in base al quale decidere chi fa la progressione e chi no deve essere il più possibile oggettivo, e quindi fondato sull’anzianità (se si arriverà a discutere nel merito, comunicheremo le nostre proposte su come debba essere intesa l’anzianità).

L’ Amministrazione ha risposto che non è possibile accettare alcun legame tra progressioni e fondo comune; ci ha quindi controproposto di rivedere complessivamente il Fondo Comune d’Ateneo (FCA), aumentandolo per tutti: chi farà la progressione e chi no. Per fare questa operazione sarebbe necessario rivedere insieme le fonti che alimentano il Fondo e concordare sulle regole di distribuzione.

Siamo rimasti stupiti, anche perché, in passato, la risposta a richieste anche di portata inferiore era stata che non c’erano abbastanza soldi. Abbiamo quindi chiesto che nel prossimo incontro ci venga formalizzata questa proposta, con l’indicazione delle risorse che dovranno renderla sostenibile.

Sempre relativamente al Fondo Comune d’Ateneo ci è stato detto che la ripartizione, che avverrà a Maggio, sarà più consistente di quella dello scorso anno. La cosa ci farà ovviamente piacere, anche se, per il momento, brucia il fatto che i redditi del 2015 siano stati inferiori a quelli del 2014 a causa della mancata erogazione di Dicembre.

Comunicato nr. 05/2016 – 24 marzo 2016