Avevamo promesso all’Amministrazione una nostra presenza per fare sentire la nostra voce “in ogni evento pubblico, in ogni momento cruciale per la vita dell’Ateneo”.
Bene, siamo stati di parola.
Questo Ateneo tiene molto a mostrare la sua faccia pulita con campagne mediatiche dai costi strabilianti. Secondo loro si tratta di investimenti: per esempio un DJ e un maxischermo sono determinanti nel convincere uno studente medio a iscriversi al nostro ateneo…Pagare decentemente i lavoratori, invece, è un costo!
Noi abbiamo dimostrato come con poche risorse, ma con tanta passione, si possa smascherare la vera natura di un gigante dai piedi d’argilla.
Sabato abbiamo visto da un lato l’indifferenza e il disappunto del rettore, dei pro-rettori, dei dirigenti, dall’altro, il sostegno e la solidarietà ricevuta da studenti (futuri ed attuali), da colleghi e colleghe impegnati agli stands, da stewart e hostess precari che distribuivano i pieghevoli dell’OpenDay, ma anche da docenti e presidi di diverse facoltà.
I pieghevoli informativi sono stati da noi fedelmente riprodotti (pdf) nella grafica, ma mettendoci i nostri messaggi. Crediamo efficaci, per spiegare quale sia stata la forza comunicativa della nostra presenza sabato, le parole di una organizzatrice dell’evento quando le è stato consegnato uno dei nostri pieghevoli: “che stronzi!”.Non sappiamo se queste parole siano state pronunciate per ira o per invidia (dato che le future matricole dopo aver preso il nostro pieghevole rifiutavano quello del Cosp dicendo “ne ho già uno”) ma vorremmo ricordare che in entrambi i casi si compie peccato mortale. Evidentemente le “punte di diamante” del baronato e dell’amministrazione non hanno apprezzato. Nonostante non sia nel nostro stile usare un linguaggio offensivo e triviale, ci permettiamo di interpretare quello sfogo come un complimento per la buona ed efficace scelta comunicativa ed aggiungere che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.
Sarà forse una questione di classe?
Il Magnifico Rettore non ha idea di come si possa vivere oggi a Milano con meno di 1000euro al mese, mentre ha come maggiore preoccupazione il non voler “sembrare uno schiavista” (come ci ha detto dopo il nostro intervento al Senato Accademico) e l’essere preoccupato di non danneggiare l’immagine dell’Università.
Il Direttore Amministrativo ha invece dichiarato che l’Amministrazione sta riflettendo sul da farsi. Mentre i vari organi dell’Amministrazione temporeggiano sperando in una magnifica illuminazione, noi abbiamo deciso di agire.
Il messaggio è stato probabilmente recepito: ogni atto pubblico potrebbe essere d’ora in poi contestato dai lavoratori che vogliono il loro contratto d’ateneo.
La strategia dell’amministrazione è chiara. Non vuole concedere che poche briciole ai tecnici amministrativi e mira a dividere il fronte delle lavoratrici e dei lavoratori sia all’interno che all’esterno della RSU o delle sigle sindacali. Purtroppo qualcuno (Uil e Ugl) si è già prestato: i primi hanno ritenuto che ci fossero ancora spazi di trattativa, i secondi addirittura cercano di ribaltare la questione sostenendo che questa mobilitazione faccia gli interessi dell’Amministrazione. Vorremmo ricordare a chi si erge a paladino degli “interessi reali” delle lavoratrici e dei lavoratori che le assemblee hanno votato una mozione che ha dato alla RSU un mandato chiaro e preciso.
Chi si oppone al mandato delle assemblee, chi si dichiara contrario all’unica modalità di reperimento di ulteriori soldi per la trattativa (cioè intervenendo sul conto terzi), sicuramente non fa l’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori, bensì quelli di volgare campagna elettorale per sedersi comodamente su due poltrone, o quelli della controparte.
LA LOTTA PROSEGUE.
RSU LAVORATORI IN LOTTA