L’ACCESSO ALLA FORMAZIONE IN ATENEO: BUGIE E CAPOVOLGIMENTO DELLA REALTA’.

Al Direttore Amministrativo

e, p.c.

A tutto il personale
L’ACCESSO ALLA FORMAZIONE IN ATENEO: BUGIE E CAPOVOLGIMENTO DELLA REALTA’.

Chi avesse letto da esterno la sua recente risposta al nostro comunicato sulla vicenda dei corsi annuali di inglese per il personale part-time al 50%, ne potrebbe trarre un quadro ben lontano dalla realtà: un’Amministrazione attenta alla complessità della formazione in un Ateneo delle dimensioni del nostro e attenta soprattutto ai suggerimenti e alle proposte che a tema arrivano da parte sindacale.

Purtroppo, le colleghe ed i colleghi che in questi anni hanno avuto a che fare con le opportunità di formazione in Ateneo hanno riscontrato una realtà ben distante da quella che lei descrive.

Iniziamo dalla critica inserita nel finale della sua missiva: invece che “diffide” sarebbe meglio arrivassero proposte e suggerimenti atti a migliorare il servizio.
Prima bugia: è ormai da tempo che sulla formazione la RSU e le OO.SS. di Ateneo non si limitano a criticare le scelte dell’Amministrazione, ma propongono azioni concrete per migliorare la fruizione del servizio.
E’ da tempo che facciamo presente una necessità ormai ampiamente riconosciuta e rivendicata dalle colleghe e dai colleghi: una reale pubblicizzazione ed una trasparenza nell’accesso alle iniziative formative dell’Ateneo . Abbiamo, infatti, spesso fatto presente che diverse colleghe e colleghi non sono provvisti di una postazione di lavoro collegata alla intranet di Ateneo e quindi non possono venire a conoscenza delle iniziative stesse.
In diverse occasioni (non ultima quella all’origine del nostro comunicato) abbiamo fatto notare che le modalità di iscrizione ai corsi risultano poco trasparenti, ostacolate da pretese di requisiti che non vengono dichiaratamente espressi e che sono poi comunicati “in corso d’opera” (e solo a voce) solo quando l’interessato o il responsabile della struttura chiedono informazioni circa la mancanza di notizie a seguito di una richiesta scritta di iscrizione.
Anche per cercare di risolvere questi tre problemi avevamo avanzato le seguenti proposte:
– che la pubblicizzazione dei corsi (date, requisiti, modalità di richiesta di iscrizione) avvenga non solo sulle pagine del sito ma anche con comunicazione scritta indirizzata non solo alle/ai responsabili delle strutture ma anche al personale interessato;
– che i requisiti dell’iscrizione ai corsi siano definiti una volta per tutte all’atto della comunicazione della disponibilità del corso senza poi aggiungerne altri a discrezione dell’Ufficio Formazione;
– che alle domande di iscrizione sia data risposta scritta sia in caso di accettazione sia in caso di mancata iscrizione.

E l’avevamo chiesto in particolare per i corsi di inglese organizzati dall’Ateneo per il personale, corsi che anche in  passato hanno suscitato parecchi problemi e critiche da parte del personale interessato a parteciparvi.

Su queste precise proposte, come per  altre, quale è stato l’atteggiamento dell’Amministrazione? Ascoltare le proposte e le richieste e come si dice “dentro a un orecchio e fuori dall’altro”. Come se nulla fosse stato detto e scritto.  Della serie: fate pure le vostre proposte tanto noi continuiamo fare quello che ci pare. Questa è la disponibilità che è millantata da parte dell’Amministrazione. Un vero capovolgimento della realtà!

Per non parlare poi di casi, che ci sono stati comunicati, di personale che ha chiesto l’iscrizione a questi corsi e che, pur avendo già vinto il concorso a tempo indeterminato, è stato escluso perché risultano a tempo determinato!!! Alla faccia della flessibilità…
E per non entrare nello specifico di proposte fatte su specifiche attività formative che sono state liquidate p.e. con “la sottoporremo alla Commissione informatica di Ateneo” senza che la cosa abbia avuto il minimo seguito!

Torniamo alla questione che ha dato origine al comunicato della RSU: l’esclusione al momento e fino a prova contraria di fatto di personale a part-time al 50% (la stragrande maggioranza donne) dai corsi annuali di inglese.
Siamo ben felici che il Direttore Amministrativo dichiari che i casi sono ancora in valutazione, che nulla sia stato ancora deciso e che si sta studiando la possibilità di “personalizzare gli orari e la struttura della formazione in base delle esigenze extra-lavorative delle persone in part-time al 50%”
Seconda bugia: allora perché a queste persone non sono state convocate per il test di valutazione delle conoscenze attuali di inglese che è un prerequisito ufficiale alla partecipazione ai corsi?
Perché non sottoporre il personale richiedente al test nell’attesa di trovare le soluzioni auspicate?
Dietro a questa presunta disponibilità annunciata ma non praticata ci sembra  ci sia un’oggettiva volontà di dilazionare una decisione in merito magari cercando di demotivare le/i richiedenti lasciando cadere la cosa nel dimenticatoio…se c’è la disponibilità si facciano dei passi concreti in questa direzione trovando al più presto una soluzione  che risponda alle esigenze delle strutture cui queste colleghe afferiscono e alle esigenze di formazione del personale stesso!

Per ultima la questione della discriminazione di genere e l’affermazione di rispetto del Codice delle Pari Opportunità. Che la maggioranza delle partecipanti a corsi di formazione in Ateneo siano donne è sicuramente un elemento positivo, se verificato da dati concreti e ragionati.
La maggioranza del personale tecnico-amministrativo è infatti costituita da donne ed è quindi ovvio cha buona parte di queste partecipi ai corsi di formazione…dunque non stupisce che ci siano tante donne che partecipino ai corsi; ciò non è sintomo di pari opportunità, ma solo di una legge di proporzione numerica!
Il problema posto dal nostro comunicato, e su cui il pronunciamento definitivo non spetta certo all’Amministrazione, che in casi come quello segnalato esiste un’oggettiva discriminazione in quanto la stragrande maggioranza del personale a part-time al 50% che ha fatto richiesta del corso di inglese annuale sono donne e l’eventuale loro esclusione dal corso non si configura certo come “azione positiva”.

Con l’auspicio di poter definire in maniera organica l’intero capitolo “formazione” in sede di contrattazione integrativa, ribadiamo per l’ennesima volta la nostra disponibilità a incontrarsi ulteriormente per affrontare e trovare ragionevoli soluzioni alle questioni legate alla formazione e, anzi, in tal senso  sollecitiamo un incontro per il prossimo mese di settembre.

Con i migliori saluti,