VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 28/1/2003
Sono presenti: Fiorillo, Pagnotta, Maccarone, Liistro, Carnevali, Botti,
Airoldi, Toppi, Sodano, Li Calzi, Nava, Colombi, Guglielmello, Enice,
Barbero, Martini, Longhi, Cipriani
Sono assenti: Vanacore, Rosina, Sorrentino, Paquola
Vengono approvati all’unanimità:
1) il verbale della seduta precedente,
2) il testo di una lettera da inviare all’Amministrazione,
3) il testo della comunicazione da inviare ai lavoratori.
L’odg prevede la discussione sul piano di ateneo per la formazione. La RSU
aveva già affrontato la questione e una sottocommissione aveva scritto un
riassunto delle proposte. L’Amministrazione ha chiesto di farle pervenire
un documento scritto con la posizione della RSU.
Si apre la discussione.
Liistro. Sostiene che tutti debbano avere l’opportunità di partecipare a
qualsiasi corso, mentre attualmente ci sono dei settori esclusi. Il titolo
di studio non deve essere una condizione per l’accesso, come invece è
avvenuto per l’INFOBASE. Devono essere organizzati dei corsi specifici per
i diversi settori di lavoro.
Fiorillo. Ricorda che il documento scritto dalla sottocommissione della RSU
prevedeva una distinzione tra formazione generale, rivolta a tutti, e
formazione specifica.
Longhi. Sostiene che un lavoratore deve poter partecipare a qualsiasi corso
di proprio interesse.
Airoldi. Sostiene che ci si debba concentrare in particolare su 4
questioni. 1) garantire uguaglianza di accesso ai corsi. Devono essere
fatti corsi per ogni settore prendendo in considerazione le richieste fatte
dalle singole strutture. L’amministrazione dovrebbe rispondere alle
richieste. SE l’amministrazione non riesce a garantire un corso specifico
per ogni struttura nell’arco di un triennio, dovrà essere garantito almeno
l’accesso alla formazione generale. 2) avere il controllo su chi eroga i
corsi. Deve essere privilegiato il ricorso a risorse interne, per limitare
il ”business” della formazione. C’è il rischio che proliferi una
formazione simile a un indottrinamento ideologico sui ”valori d’impresa e
del mercato”, affidata a società private. Deve essere costituito un albo
dei formatori dell’Università, afinchè non si crei un gruppo di ”formatori
di professione” a scapito di altri lavoratori che hanno pari titoli. 3)
Bisogna trovare un modo per valorizzare l’autoformazione. Non si comprende
perchè gli uffici, le strutture, non debbano avere dei momenti di riunione
e discussione sull’attività che svolgono, di programmazione del lavoro e di
aggiornamento interno, da considerare come momenti formativi a pieno
titolo. 4) Bisogna individuare dei settori da privilegiare. La
sottocommissione aveva giustamente sostenuto di dover privilegiare la
formazione per la cat.B, che dovrebbe essere una categoria a esaurimento.
Maccarone. Bisogna contrastare la tendenza a utilizzare i corsi come
strumenti di selezione e di formazione ideologica. Tutti devono potervi
accedere nell’arco del triennio. Deve essere privilegiato, nell’accesso,
chi sta maturando i titoli per il passaggio orizzontale o verticale.
Un’altra priorità è la formazione per i settori in ristrutturazione, come
per esempio le biblioteche. Senza dubbio bisogna poi dare priorità ai corsi
per i B che devono passare in C, in particolare tecnici e biblioteche. Il
”credito formativo” potrebbe essere fissato in 24 ore di frequenza ai
corsi. Inoltre deve essere valorizzata l’autoformazione, attraverso
incontri tra colleghi che svolgono le stesse mansioni, almeno fino a quando
il meccanismo della formazione non va a regime, ma preferibilmente anche
oltre. Si potrebbero fare 4 ore al mese (2 incontri ogni 15 giorni). Deve
essere realizzata una banca dati della formazione. Va ribadito che i corsi
si devono tenere solo in orario di lavoro. C’è l’esigenza di acquisire
maggiori competenze legate alla propria attività lavorativa, e non fare
corsi come l’ecdl che non servono a nulla per il nostro lavoro. Infine
bisogna riscrivere in modo più sintetico ed efficace la proposta della RSU
sulla formazione: abbiamo un problema di comunicazione coi lavoratori
Pagnotta. Gran parte di quanto è stato detto era già presente nel testo
della sottocommissione, si tratta di riorganizzarlo. L’unico punto che non
era stato affrontato era quello sull’autoformazione, che deve essere
senz’altro valorizzata. Oltre a quanto detto è necessario definire le
disponibilità finanziarie per la formazione. I crediti devono essere
quantificati in un certo numero di ore: possono essere 36 o 24.
Li Calzi. Bisogna produrre un testo più sintetico. E’ necessario evitare
che si scateni la corsa al credito. C’è il problema della formazione che
non viene riconosciuta. per esempio ci sono coleghi che si sono iscritti
alla scuola di formazione per la pubblica amministrazione dell’università
di Siena (dato che a Milano non intendono attivare una scuola di questo
tipo). L’Amministrazione non sembra volere riconoscere questo tipo di
formazione. Inoltre le strutture decentrate vengono troppo spesso trascurate.
Fiorillo. Dovremmo chiedere all’amministrazione informazioni più
dettagliate sulla formazione.
Liistro. Dovremmo informarci bene su quanto previsto dal biennio economico
appena firmato, e cioè i congedi per formazione. D’accordo con Fiorillo,
bisogna chiedere all’amministrazione se sono stati fatti dei corsi
specifici per gli uffici, quante persone hanno riguardato e quanto sono
costati. Ritengo che attualmente molte persone vengano arbitrariamente
escluse da questo tipo di formazione. Va bene l’idea delle riunioni per
scambiarsi le esperienze lavorative, ma dovrebbero essere anche l’occasione
perchè i responsabili delle strutture provvedessero ad aggiornare e a
formare. D’accordo sul privilegiare chi è prossimo a passaggi orizzontali e
verticali: il prossimo passaggio, ricordiamoci, sarà nel 2004.
Longhi. I crediti formativi creano grossi problemi. Per esempio nei corsi
ECDL chi partecipa al corso per principianti fa più ore di corso di chi
partecipa al corso avanzato. Dovrebbe avere più crediti? Lasciamo i crediti
agli univresitari e pensiamo invece a un meccanismo a base di punti. Va
bene l’autoformazione. Potrebbe bastare una cretificazione del responsabile
della struttura. Per quanto riguarda i tecnici dei corsi specifici si
devono occupare le loro strutture, è impensabile una formazione specifica
pensata dall’amministrazione.
Maccarone. Il contratto dice che la formazione deve essere fatta a
richiesta. Perc quanto riguarda i crediti, il meccanismo basato sulle ore
ci permette di svincolarci da criteri arbitrari. Non deve esserci una
selezione finale: anche nelle ditte private al termine della formazione non
c’è la selezione. E’sufficiente garantire la frequenza. Inoltre bisogna
considerare che l’università vive da anni sull’auto aggiornamento da parte
dei lavoratori. L’Amministrazione deve presentare un piano triennale e ci
devono essere dei momenti periodici di verifica sull’andamento della
formazione. E’ importante anche che la formazione venga svolta doprattutto
dal personale interno, perchè non si creino delle società di formazione
fasulle.
Liistro. Non sono contraria agli esami finali.
Pagnotta. Una forma di valutazione finale dovrebbe essere accettata,
potrebbe essere un riscontro dell’applicazione della formazione
all’attività lavorativa. Non è accettabile invece un esame super selettivo.
Airoldi. Il problema che pone l’amministrazione è che senza prova finale la
formazione non è utilizzabile nei concorsi riservati, sostenendo che ne
sono già stati annullati alcuni per questo motivo. Bisogna considerare un
problema di equità: non c’è solo il problema di dare almeno un corso a
tutti, ma anche quello di chi ne ha riceuto più d’uno. Chi ha potuto
accedere a più corsi rischia di essere privilegiato nei passaggi, e questo
non è accettabile. La formazione valutabile deve essere quella relativa a 1
corso nell’arco del triennio.
Carnevali. Si potrebbero fare dei test di valutazione durante lo
svolgimento del corso. I corsi devono poter essere proposti non solo dai
capi struttura, ma dagli stessi lavoratori.
Liistro. Dobbiamo stabilire da quando si inizia a valutare la formazione
svolta. L’accordo dovrà stabilire quali corsi già svolti danno diritto ai
crediti. I crediti dovrebbero esser maturati non a ore, ma a corso
frequentato.
Maccarone. E’ preferibile stabilire che l’amministrazione fornisca un
minimo di 24 ore di formazione nell’arco del triennio.
La riunione si conclude dando mandato a Maccarone, Liistro e Fiorillo di
redigere la nuova versione del documento della RSU sulla formazione, da
inviare all’amministrazione e ai lavoratori.
I lavori si concludono alle ore 16,30.