Dove volano i soldi? Presidio 25.06.02

Dove volano i soldi.

Presidio del 25 giugno 2002.

OGGI LA COMMISSIONE PER IL PERSONALE DECIDERA’ DI ‘’RITOCCARE ‘’ GLI STIPENDI DELLA DIREZIONE AMMINISTRATIVA E DEL RETTORE.

NELLA PROSSIMA SEDUTA IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DECIDERA’ LA DESTINAZIONE DI UN AVANZO ‘’DISPONIBILE’’ DI 23,5 MILIARDI, ‘’DISPONIBILE’’, MA GIA’ IMPEGNATO, CI DICONO….

NOI DIPENDENTI DELL’UNIVERSITA’, COL CONTRATTO PERENNEMENTE SCADUTO, COL PERENNE VINCOLO DELL’INFLAZIONE PROGRAMMATA, COI VARI ‘’NON SI PUO’’’ DEL MINISTERO, DELL’ARAN, DEI REVISORI DEI CONTI VIVIAMO CON 800-900 EURI AL MESE A MILANO.

QUESTA SITUAZIONE NON E’ PIU’ TOLLERABILE, DOVRANNO ESSERE TROVATE DELLE SOLUZIONI.

DOPO LA MOBILITAZIONE DI OGGI NESSUNO POTRA’ DIRE: ‘’NON LO SAPEVAMO.’’

Dove andranno a finire i 23 Miliardi?

DOVE ANDRANNO A FINIRE I 23 MILIARDI?

Martedì 25/6 un presidio e una delegazione di lavori intervenuta durante il C.d.A. hanno posto un problema: gli stipendi dei dipendenti dell’Università sono insufficienti per vivere a Milano.
La richiesta formulata era semplice: impegnare il C.d.A. a stanziare risorse aggiuntive per la contrattazione decentrata.

Oggi, dopo un ulteriore incontro con l’amministrazione, abbiamo le prime risposte: poco più di 80 centesimi al giorno in meno sul ticket (1 caffè al giorno), uno sconto del 20% sull’abbonamento annuale all’ATM (ma l’amministrazione ci mette solo 15€ per lavoratore). Per il resto alcuni propositi, che non sappiamo se, quando e come si concretizzeranno. In compenso abbiamo ascoltato l’ennesimo rifiuto sulla possibilità di spendere ovunque il ticket, questo nonostante le preoccupazioni già espresse dall’università Bicocca, che, anche per evitare possibili problemi relativi alla concorrenza sleale e alla privacy, hanno ritenuto opportuno accogliere le richieste dei lavoratori.

Oggi, però, è anche il giorno in cui il C.d.A. si riunisce per decidere come utilizzare un avanzo di oltre 23 miliardi di lire. Torniamo quindi a informare il C.d.A. del fatto che il nostro non è un problema di un caffè in più o in meno al giorno, ma quello di stipendi tra gli 800 e i 900 Euro al mese, di affitti che non si riescono a pagare. Noi non sentiamo il beneficio del ribassamento del prezzo dei voli aerei, dei computer e dei DVD, ma il rincaro delle patate e dei pomodori. Se questi sono i venali problemi che ci coinvolgono quotidianamente, precisiamo oggi alcune nostre venali richieste:

– progressione economica per tutti gli aventi diritto. Riteniamo pericolosa una risposta che mette in contrapposizione questa esigenza con la necessità di coprire tutti gli insegnamenti: la riforma universitaria non si fa sottraendo risorse ai lavoratori!

– Convenzioni sociali significative: sconto del 50% sull’abbonamento annuale all’ATM, consistenti sconti (non l’attuale 5%!) sui treni per i pendolari e sulle prestazioni sanitarie nelle strutture presso le quali l’Università è presente.

– Ticket gratuito e spendibile in ogni esercizio all’interno della provincia

– Adeguamento del salario accessorio

Assistiamo inoltre con preoccupazione alla sempre più spiccata tendenza all’esternalizzazione dei servizi e alla stipulazione di contratti con consulenti esterni, che comporta una continua tendenza alla svalorizzazione delle competenze dei lavoratori dell’Università.

Per quanto riguarda il nostro contratto nazionale sarebbe auspicabile un preciso impegno da parte del Rettore nel sostenerne l’urgenza presso l’ARAN e la CRUI.

Riteniamo che questi problemi siano di particolare interesse per il C.d.A., che potrebbe oggi, come ci auspichiamo, dare il via libera all’amministrazione per avviare una politica che prenda finalmente atto della gravità dei problemi dei dipendenti. Nessuna strategia di sviluppo, nessuna riforma, nessuna riorganizzazione di servizi potrà funzionare se continuerà a sussitere la situazione attuale.

Sciopero generale:l’inizio di una lotta

SCIOPERO GENERALE: L’INIZIO DI UNA LOTTA

Lo sciopero generale del 16 aprile ha avuto un notevole successo anche nella nostra università: l’adesione è stata di circa il 70%.

Senza dubbio moltissimi lavoratori hanno compreso che la questione dell’art.18 e dell’arbitrato sono un grimaldello per scardinare tutti gli altri diritti dei lavoratori (DIRITTI, non PRIVILEGI, i privilegi sono quelli di chi ha l’aereo privato, le ville faraoniche, le barche a vela, e che non si stanca di chiedere sacrifici sempre ai lavoratori).

Crediamo che molti abbiano anche capito che l’attacco che viene condotto contro i diritti dei lavoratori, contro il nostro salario (in particolare sotto la forma indiretta dello smantellamento dei servizi sociali), contro le certezze lavorative (sia attraverso la precarizzazione del lavoro sia attraverso i tagli occupazionali previsti dallo smantellamento dell’Ammininistrazione Pubblica e dell’Università pubblica con le esternalizzaizoni dei servizi e le FONDAZIONI) sia qualcosa di complessivo:

gli attacchi alla scuola pubblica e i tagli alla sanità rientrano nella stessa logica delle deleghe al governo sul mercato del lavoro.

Riteniamo però che la forte adesione si spieghi anche con la volontà di vedere finalmente nelle nostre tasche un po’ di soldi da troppo tempo attesi. L’Istat stessa ha calcolato in 8 milioni di lire annue la caduta del potere d’acquisto medio nell’ultimo decennio e abbiamo più volte ricordato come i nostri salari siano in caduta libera rispetto al costo della vita.

L’inflazione è formalmente al 2,5% (già ben al di sopra del tasso programmato), ma per quanto riguarda i consumi popolari (affitti, alimentari, benzina, RC auto, mezzi pubblici, tariffe varie) è ben al di sopra.

Siamo ancora in attesa del biennio economico 2000-2001 e del nuovo contratto nazionale, mentre il salario di produttività diminuisce nonostante l’aumento di produttività che i lavoratori grantiscono. Ormai è diventata un’abitudine rinnovare il nostro contratto con anni di ritardo (tanto paghiamo noi) senza che questo venga più contrastato (vedi l’Intesa dul rinnovo dei Contratti Pubblici 2002-2005).

A livello locale, nella nostra università, constatiamo come vi siano continue riorganizzazioni di servizi (il passaggio al 3+2, le biblioteche, le segreterie, ecc.) senza la minima disponibilità a individuare le risorse aggiuntive previste dal contratto. La nostra è una delle università più ricche del paese, investe e spende soldi in molte direzioni (talvolta in modo poco razionale o discutibile.), ma ben poco per i propri dipendenti.

La RSU ritiene pertanto di doversi impegnare, nei prossimi giorni, a formulare una piattaforma che individui ASSIEME AI LAVORATORI le rivendicazioni sulle questioni rimaste in sospeso o dimenticate da far valere nelle tratative con l’Amministrazione.

I periodici avanzamenti tramite mobilità previsti dal contratto, ma anche la trattativa sui ticket e sulle convenzioni per servizi sociali, hanno un evidente risvolto salariale: più soldi in busta paga nel primo caso, meno soldi da spendere in servizi dall’altro. Oltre a ciò le questioni ancora aperte dell’orario di lavoro (la riduzione a mezz’ora della pausa) e di un piano di formazione che rispetti i diritti contrattuali dei lavoratori e coinvolga tutto il personale che viene coinvolto nei processi di riorganizzazione e riqualificazione in atto..

Il sostegno di tutti i lavoratori alla trattativa che condurrà la RSU, in particolare nei prossimi due mesi , (con idee e suggerimenti, e con la partecipazione a eventuali iniziative di mobilitazione) sarà fondamentale per ottenere dei risultati positivi.